pubblicato il 13 marzo 2010 su Europa
Maledetta televisione. Tiranna, invadente, egocentrica.
Non
ricordiamo una sola campagna elettorale della Seconda repubblica nella
quale il principale oggetto dello scontro non sia stata lei. Nelle sue
multiformi versioni: creatrice del consenso berlusconiano e nido della
resistenza antiberlusconiana, bara del pluralismo e paradiso della par
condicio, sogno di escort e culla di candidature glamour, patria di
giornalisti velinari, comici irridenti e primedonne censurate.
Bersani
si scordi dell'agenda sociale, Berlusconi lasci stare i risultati del
governo, non si affannino a far proposte Bonino, Vendola, Formigoni. La
campagna elettorale fin qui era tutta su Santoro e Floris oscurati, oggi
si sposta sul Tg1 asservito, domani torneranno i talkshow, la sentenza
del Tar vale la presa del Palazzo d'Inverno e c'è perfino chi chiede il
recupero di tutte le puntate perdute.
Le elezioni non sono più una
chiamata per i cittadini, sono uno spettacolo sul quale costruire il
format giusto. E siccome il format dei talk-show adora le frasi
smozzicate delle intercettazioni telefoniche, nessuno stupore se le
raccomandazioni di Berlusconi a Minzolini balzano al centro dell'agenda
elettorale.
Non avevamo bisogno dello zelo dei giudici di Trani per
sapere fra premier e giornalista chi fosse lo squalo e chi il tonno.
Preferivamo risparmiarci i dettagli, invece nulla ci sarà risparmiato.
La
galleria delle vittime di sinistra essendo al completo, adesso anche il
Pdl ha il suo telemartire da coccolare contro toghe bulimiche e spioni
telefonici, con la non piccola differenza che i mitici conduttori sono
(ancora per poco) privi di microfono mentre Minzolini può godere
dell'effimera onnipotenza del prime-time.
Stia attento Bersani, in
piazza del Popolo: da lui ci si aspettano parole di fuoco sulla Rai.
Sulla disoccupazione non si sprechi, basterà un breve accenno.
Ps.
Il Tar ha cancellato il Pdl romano, ma ieri Berlusconi ha cancellato il
Pdl dalla faccia della terra, presentandosi in tv solo col simbolo
della Brambilla. Presto avremo tanti profughi in circolazione.