Ora Pierluigi non esclude la premiership "Da costruttore a protagonista? Vedremo"
pubblicato il 14 marzo 2010 su La Repubblica
Il leader Pd è cauto, ma ieri ha riavvicinato
le opposizioni ed è entrato anche lui nel ventaglio dei possibili
candidati GOFFREDO DE MARCHIS
ROMA - «Oggi faccio il costruttore. Per il ruolo di
interprete principale vedremo». Dal palco, Pierluigi Bersani ha parlato
del futuro dell´Italia. Ma nel back-stage di Piazza del Popolo ha
cominciato a pensare anche al suo. Durante la campagna congressuale,
aveva escluso che la segreteria del Partito democratico potesse
coincidere con la figura di candidato premier. Le cose però possono
cambiare. Naturalmente, il percorso è lungo e l´indole del leader Pd lo
porta a evitare voli pindarici. Su di sé e sulle possibilità di arrivare
al governo. «L´alternativa non si realizza con una manifestazione»,
spiega mentre la folla si disperde per le strade di Roma. Ma la giornata
di ieri offre un nuovo nome al ventaglio di possibili leadership del
centrosinistra. «Parlare ora della corsa a Palazzo Chigi è una follia -
avverte Maurizio Migliavacca, il coordinatore della segreteria che di
Bersani è braccio destro e amico -. Si può dire che Pierluigi è il
leader che ha riavvicinato le opposizioni. È un risultato evidente,
testimoniato da questo corteo».
Bersani dunque può ritagliarsi
l´abito del "federatore", che fu di Prodi con il primo Ulivo e il primo
centrosinistra, un testimone mai raccolto da nessun altro. Dario
Franceschini sottolinea «il successo di Bersani. Ma è più facile fare
una manifestazione, anche grande e ben riuscita come questa, che
costruire una coalizione vincente». Parole che il segretario
sottoscriverebbe senza problemi, figuriamoci. In fondo, ce n´est qu´un
debut, è solo l´inizio. Alla costruzione per esempio ieri mancava l´Udc
di Pier Ferdinando Casini, la gamba moderata che Bersani considera
fondamentale per preparare un nuovo centrosinistra. E da quella sponda
sono venute parole molto critiche, una presa di distanza netta dal
profilo della manifestazione. Non può bastare al Pd aver tenuto nei
ranghi Antonio Di Pietro (niente attacchi a Giorgio Napolitano, secondo
la regia bersaniana) e aver messo insieme il Psi di Nencini, i Verdi,
Sinistra e libertà, la Federazione della sinistra e l´Italia dei Valori.
La scaletta della manifestazione ha dimostrato la spasmodica
attenzione organizzativa messa in campo dai democratici per allontanare
lo spettro di un Unione non rimpianta da alcuno. Operazione riuscita? Il
Pd ci ha provato. Con alcuni ordini partiti dall´alto ben precisi.
Nessuna foto di gruppo con gli alleati per evitare l´effetto
ammucchiata. Poi, sotto al palco i leader delle varie sigle hanno
chiacchierato, ascoltato, partecipato gli uni molto distanti dagli
altri. Ogni intervento è stato preceduto e seguito da un pezzo musicale
per scongiurare il comizio di massa. Alcuni protagonisti della vecchia
Unione si sono fatti vedere, eccome, ma molto in disparte: Bertinotti,
Cossutta, Diliberto. Walter Veltroni, sicuramente poco entusiasta di
rivedere il "gruppone" che voleva cancellare con la vocazione
maggioritaria, è rimasto defilato, fermo in un angolo, senza dire una
parola, protetto dal cordone della sua famiglia. Massimo D´Alema ha
stretto la mano al "nemico" Nichi Vendola, ha risposto alle domande di
radio e tv. Ha spiegato la sua visione di un centrosinistra di nuovo
riunito, come ai tempi bui dell´Unione. «Quella formula politica è alle
nostre spalle e non tornerà. Qui siamo tutti insieme per la difesa dei
diritti e di valori fondamentali». Come dire che fare un´alleanza
politica non sarà altrettanto facile, che la convivenza tra Casini, Di
Pietro e la sinistra in una alleanza di governo non ha le stessa
modalità di un corteo. E ha guadagnato l´uscita proprio poco prima del
discorso di Di Pietro, seguito a ruota da Nicola Latorre.
L´applausometro ha detto chiaramente quali possono essere i protagonisti
di una nuova stagione: Vendola, il leader dell´Idv, Emma Bonino (con il
suo mondo radicale), Bersani. Non è l´Unione, ma non è detto che si
trasformi in una squadra meno rissosa. Ed è compito del Pd trovare
spazio per le idee e il peso dell´Udc.