I sondaggi allarmano il Cavaliere
pubblicato il 10 marzo 2010 su La Repubblica
"Il mio gradimento giù di 10 punti" Scartata l´idea di un secondo decreto. I dubbi della Lega Il premier vuole dare una prova di forza: un corteo di dimensioni simili a quello organizzato nel 2006 contro il governo Prodi I finiani apprezzano il sostegno di Via del Plebiscito alla Polverini, ma temono nuovi attacchi ai giudici FRANCESCO BEI
ROMA
- Il cambio di passo è sancito dalla manifestazione. Mettendo da parte
ogni remora verso una candidata, Renata Polverini, che non gli fa fare
salti di gioia (non solo è finiana ma pure sindacalista), Silvio
Berlusconi ieri ha deciso di metterci la faccia. «Ma dovrà essere una
dimostrazione di forza come a piazza San Giovanni contro Prodi», ha
preteso il Cavaliere ricordando l´adunanza del 2 dicembre del 2006. Un
tentativo di raddrizzare un naviglio che imbarca acqua, se è vero che
sull´aereo che lo portava a Roma, in compagnia di Ignazio La Russa, il
premier abbia constatato con preoccupazione il danno causato dalla
mancata presentazione della lista del Pdl in provincia di Roma: meno
300 mila voti, con l´esclusione di quei 12 o 13 ras locali da 20-30
mila preferenze ciascuno.
Ma non c´è solo questo. Il danno
d´immagine si riverbera a livello nazionale sulle altre liste Pdl e
sugli altri candidati, anche quelli leghisti. Da qui il pressing di
Umberto Bossi per un rapido abbandono della strategia delle «carte
bollate». Una linea che non aveva mai convinto i vertici del Carroccio.
«I consiglieri giuridici del Viminale - confida il repubblicano
Francesco Nucara in un angolo del Transatlantico - avevano avvertito
Maroni che il decreto non sarebbe servito a nulla, il ministro sapeva
che era incostituzionale. Ma sono andati avanti lo stesso con questo
balletto di ricorsi. Adesso basta, si mettano tutti a testa bassa a
fare campagna elettorale».
A palazzo Grazioli il Cavaliere ha dato
sfogo alla sua irritazione contro i «potentati locali» responsabili, ai
suoi occhi, di una tale débâcle: «Il mio gradimento è sceso del 10 per
cento, ho fatto da parafulmine per tutti pagando un prezzo personale».
Qualche testa, dicono nel Pdl, dovrà rotolare. Si parla come minimo di
un commissariamento del partito romano, dopo le elezioni s´intende.
Dunque
da oggi si cambia. Nella riunione di palazzo Grazioli è stato stabilita
la creazione di una «struttura politica di comando», alle dipendenze
dirette di Berlusconi, che dovrà d´ora in avanti occuparsi della
campagna della Polverini. «È finita la campagna amministrativa -
sintetizza Andrea Augello - adesso si apre la fase due, quella
politica». Un antipasto ci sarà già oggi, quando il premier parlerà
contro la «sinistra vigliacca», quella che «pensa di vincere le
elezioni a tavolino grazie ai giudici», in una conferenza stampa con al
fianco Renata Polverini. E dalle parti del presidente della Camera,
dove pure il cambio di passo è visto con favore, si guarda con una
certa preoccupazione alla possibilità che Berlusconi possa lasciarsi
sfuggire qualche altra frase di troppo contro i giudici. «È stato un
errore ingaggiare un braccio di ferro con i magistrati - osserva il
finiano Fabio Granata - perché poi i risultati sono quelli che stiamo
vedendo».
L´altra idea maturata a palazzo Grazioli, nel lungo
vertice di Berlusconi con i capi del Pdl e la candidata governatrice, è
quella di sfruttare la lista civica Polverini, visto che pochi
ripongono speranze nel ricorso al Consiglio di Stato. «Non possiamo
lasciare campo libero a Storace e Casini», è stata la valutazione
comune. Da qui la strategia "adotta un amico" per non disperdere i voti
del Pdl sulle liste dell´Udc e della Destra: ai grandi portatori di
voti del Pdl, esclusi dalla corsa, verrà chiesto di riversare il
proprio pacchetto di preferenze su un candidato della lista civica
Polverini. Se, dopo il voto, i conti torneranno, i ras Pdl avranno in
premio un posto da assessore nella giunta. Un meccanismo che mette in
prima piano una lista, quella della Polverini, che potrebbe così
schizzare al 15 per cento e portare alla Pisana dei signor Nessuno.
Abbandonata
l´ipotesi di un secondo decreto, che pure era circolata - «ma poi chi
sale al Quirinale a convincere Napolitano?», si chiedeva ieri in
Transatlantico Aldo Brancher -, resta comunque sul tavolo la segreta
speranza di un rinvio del voto in extremis. Un potere che è nelle mani
della giunta laziale uscente, guidata dal Pd Esterino Montino. «Se per
dieci giorni scateniamo l´inferno», ragionano a via dell´Umiltà, «è
possibile che dal Pd arrivi qualche segnale di ragionevolezza per un
rinvio di un paio di mesi. Aspettiamo che passi la bufera sul legittimo
impedimento, lasciamo che si sfoghino in piazza con Di Pietro, e poi
vediamo».