Veltroni: Berlusconi perdente può diventare il Caimano
pubblicato il 10 marzo 2010 su La Repubblica
"Dalla destra strategia del caos il Pd alzi la sfida oltre le liste" Camere svuotate, giudici delegittimati, Quirinale sotto tiro: si vogliono destrutturare i pilastri del sistema Operai e imprenditori a rischio suicidio, precari a 40 anni. A questa gente va restituita speranza Il premier va in piazza contro chi? Contro il suo Milioni o contro chi ha varato un decreto sbagliato? GOFFREDO DE MARCHIS
ROMA
- «Considero il decreto salva-liste l´episodio più grave della parabola
berlusconiana». Walter Veltroni sembra alludere al punto di non
ritorno. «Cos´altro dobbiamo temere dopo un provvedimento che
interviene nella materia elettorale per sanare i propri errori? Lì
dentro c´è la concezione delle istituzioni che ha il premier e il senso
proprietario dei suoi comportamenti. Direi che è la prova più lampante
della strategia del caos perseguita da Berlusconi».
Il Cavaliere
annuncia ora una manifestazione del Pdl, denuncia il sopruso violento e
una sinistra che semina solo odio. Siamo al momento dello show down?
«Berlusconi
vuole radicalizzare il confronto. Noi non dobbiamo cadere nella
trappola proponendo al Paese un messaggio positivo e di unità. Loro
invece continuano a non fare l´unica cosa giusta: chiedere scusa agli
italiani per averlo precipitato in questo pasticcio. Contro chi
manifestano? Contro il signor Milioni o contro chi ha varato un decreto
che non ha risolto il problema?».
Parla del decreto come dell´episodio più grave del berlusconismo. Non era già tutto chiaro con le leggi ad personam?
«Senza
dubbio. È sempre stato evidente che il premier puntasse a piegare le
regole del gioco a suo piacimento. Lo ha fatto per tutelare gli
interessi della sua azienda e per risolvere i problemi giudiziari. Ora
però si spinge fino al punto costituzionalmente delicatissimo di un
intervento sulle leggi elettorali, cioè sul principale istituto di
garanzia del sistema democratico. Faccio un passo indietro, come nei
romanzi di appendice: non è nemmeno la prima volta che mette in
discussione queste regole fondamentali. Nel 2006 reintrodusse nella
politica italiana il tema dei brogli. Sarà la storia, se non il
giornalismo, a occuparsi delle concitate ore che seguirono lo spoglio
di quel voto...».
A cosa dovrebbe portare la strategia del caos?
«Alla
destrutturazione dei pilastri su cui si fonda il nostro sistema
costituzionale. Parlamento? Svuotato e trasformato in puro strumento di
ratifica. Magistratura? Delegittimata, ridotta nella sua autonomia.
Libera informazione? Limitata e censurata. Presidenza della Repubblica?
Sempre sotto tiro. La destrutturazione dovrebbe lasciare un solo
arbitro della situazione: il premier trasfigurato per autocomportamenti
in capo carismatico eletto dal popolo. Una situazione che non ha
precedenti. Il modo in cui il Pd e il centrosinistra stanno in questo
passaggio non si può limitare alla protesta per il decreto salva-liste.
Deve guardare oltre, a un paese che sta male come non mai».
Sta forse dicendo che il Pd ha reagito nella maniera sbagliata allo strappo del Cavaliere?
«No.
Ha fatto bene la sua parte, ha interpretato il disagio reale e lo ha
espresso come era suo dovere fare. E, com´è giusto, abbiamo detto che
una competizione elettorale senza candidati presidenti del centrodestra
sarebbe stato un vulnus. Ma penso sia anche suo dovere allargare il
discorso, dare consapevolezza del momento delicato in cui viviamo e
indicare una via d´uscita. Mentre noi siamo in ansia per la lista del
Lazio, ogni 20 minuti in un call center veneto che si occupa di operai
o piccoli imprenditori a rischio suicidio squilla il telefono. I
precari arrivano a 40 anni senza certezze e alla stessa età tanti
lavoratori perdono il posto. Le piccole e medie imprese sono lasciate
sole davanti alla crisi e tutto il Paese sembra dominato dal più
pericoloso dei sentimenti, un misto di insicurezza sociale e paura
degli altri».
Tutta colpa di Berlusconi?
«Di sicuro Berlusconi
tiene da dieci anni l´Italia immersa nel caos e non ha cambiato nulla.
E i cittadini hanno sempre la sensazione di stare sull´orlo del
burrone. In Italia non si ha più la fiducia che spinge a progettare.
Ecco perché il Pd non può presentarsi solo come la variabile di un
copione scritto 50 anni fa, ma deve dimostrare di essere la forza che
finalmente può introdurre cambiamenti radicali. C´è una corazza
conservatrice che blocca il Paese. Invece abbiamo bisogno di una
primavera di innovazione e di istituzioni ammodernate che rispondano
alla velocità della società».
Non è la strada imboccata dal Partito democratico?
«Io
dico che il Pd deve favorire un´altra prospettiva rispetto alla destra
della paura. La prospettiva della speranza su cui si costruiscono le
fortune delle forze democratiche. Ma la novità della politica italiana
è la divisione del Pdl. E in questo momento il compito del Pd e del
centrosinistra è stare uniti. Avrei auspicato che lo fossero anche
quando ero io il segretario ma adesso che sono in una posizione diversa
mantengo lo stesso auspicio. Per esempio, nella campagna elettorale ho
deciso di fare solo manifestazioni del Pd o del centrosinistra. Non
farò come altri dirigenti del mio partito che vanno a sostenere,
secondo me sbagliando, singoli candidati. Sarò un romantico, sarò un
idealista, ma questo mi sento di fare. E la scuola di politica che
stiamo costruendo seguirà la stessa ispirazione. Ci saranno personalità
di tutte le componenti del Pd e di altre forze politiche, parlerà alla
diverse culture riformiste e alla società civile».
Come il Popolo viola?
«L´altra
sera, al coordinamento, ho polemizzato con un importante dirigente del
Pd, di cui non voglio fare il nome, che faceva dell´ironia sgradevole
su quel popolo».
Sul colore?
«Esatto. Gli ho detto: dobbiamo
apprezzare che nel Paese ci siano ancora energie che anche fuori dai
partiti manifestano ciò che si sta perdendo, indignazione e rispetto
delle regole. Poi sta all´intelligenza del Pd dialogare con queste
forze per far sì che diventino un fatto dinamico, positivo».
Cioè che non attacchino Giorgio Napolitano per la firma al decreto.
«Attaccare
il presidente della Repubblica è il miglior regalo alla strategia del
caos. Napolitano, e prima di lui Ciampi e Scalfaro, hanno garantito un
equilibrio delicatissimo avendo di fronte un premier che ha sempre
teorizzato l´idea che il mandato elettorale fosse prevalente sulle
regole scritte».
Molti elettori del Pd però criticano la firma del capo dello Stato al decreto.
«Indebolire
Napolitano significa spianare la strada al processo di destrutturazione
democratica. La piazza di sabato deve avere un obiettivo inequivoco: la
destra e Berlusconi. Se quella vuole essere una grande manifestazione
tenga fuori il capo dello Stato».
Ipotesi: Berlusconi perde le regionali. Deve dimettersi?
«Penso
che le regionali vedranno un successo del centrosinistra. Per il
premier saranno un colpo molto forte. E dopo due anni fallimentari di
governo sarà impossibile che tutto resti come prima. Ma so anche che
questo è il passaggio più pericoloso. Berlusconi non è come me e come
altri uomini della Repubblica. Non è il tipo che saluta, ringrazia
della fiducia e fa spazio a un altro, anche del suo schieramento».
Come tramonterà allora il berlusconismo?
«Il
finale del "Caimano" di Moretti era un incubo inquietante. Tutte le
persone responsabili devono far sì che non diventi una preveggenza».