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Bersani: "Il decreto era un pasticcio il centrodestra ha perso la testa"

pubblicato il 9 marzo 2010 su La Repubblica

Pd, Idv e Sinistra: sabato insieme in piazza del Popolo a Roma  L´opposizione    Di Pietro: il diavolo fa le pentole ma non i coperchi Casini: no alla manifestazione  GOFFREDO DE MARCHIS


ROMA - «Visto? Il decreto è un pasticcio più grande del pasticcio che avevano combinato presentando le liste. Il centrodestra ha completamente perso la testa». Pierluigi Bersani, che non voleva festeggiare per le esclusioni del Pdl e di Formigoni perché preferiva una competizione vera, si lascia andare e sorride alla sentenza del Tar del Lazio. C´è un clima di euforia nel Pd. Bando alle preoccupazioni sulla fisiologia democratica stavolta. «Hanno fatto una figuraccia e la stanno pagando cara - dice il vicesegretario Enrico Letta - . Che faranno adesso? Aboliranno il Tar del Lazio per decreto? La cosa più fastidiosa è che domenica Berlusconi invece di incassare il provvedimento cospargendosi il capo di cenere ha vomitato insulti contro di noi. Ben gli sta». Sono i moderati del Pd a scatenarsi dopo il giudizio del tribunale amministrativo. Alla gioia di Roma fanno eco le parole di Filippo Penati in Lombardia: «Se nel Lazio fanno ricorso al consiglio di Stato, noi faremo la stessa cosa qui».
La manifestazione di sabato a Piazza del Popolo viene confermata. Il Pd ha lavorato tutto il giorno, ieri, sulla piattaforma dell´appuntamento cercando di non scivolare sul crinale di un "processo" di massa a Giorgio Napolitano. Maurizio Migliavacca e il responsabile organizzazione Nico Stumpo hanno riunito tutti i partiti aderenti (Idv, Sel, Verdi, Partito socialista), oggi vedranno le associazioni. Un testo-base di convocazione del popolo di centrosinistra è già stato scritto. Si parla di «piena responsabilità» per il decreto trucco «del governo e di Silvio Berlusconi». Ossia, il Quirinale non c´entra nulla, il lavoro del presidente della Repubblica non è in discussione. Questo documento è stato sottoscritto dall´Italia dei Valori, che da ieri ha innescato una retromarcia decisa su Napolitano e l´ipotesi di impeachment lanciata da Antonio Di Pietro. «Non voglio spostare l´attenzione sull´arbitro che ha sbagliato - dice l´ex pm - ma sulla necessità di reagire al modo scorretto del giocatore, che avendo il pallino in mano ha preteso di ricominciare la partita quando ha visto che stava perdendo». Massimo D´Alema taglia corto: «Non andremo in piazza con un documento contro il capo dello Stato». In questo modo il Pd pensa di neutralizzare il pericolo di uno scontro tra piazza e Colle o perlomeno di isolare le possibili contestazioni. Del resto si mette nel conto che anche alcuni militanti democratici siano delusi dalla firma sul decreto e lo testimoniano alcuni post sul sito ufficiale del Pd.
Il partito sembra unito sulla mobilitazione. Il coordinamento di domenica sera ha fatto registrare le voci di difesa totale di Napolitano da parte di Franco Marini, Enrico Morando e Umberto Ranieri. Però nessuno ha messo in discussione il corteo. D´Alema ha chiesto una mobilitazione più capillare, tanti appuntamenti anche nei capoluoghi delle elezioni e il Pd si muoverà lungo questa rotta. Franceschini e Finocchiaro hanno annunciato l´ostruzionismo totale in Parlamento (mettendo a rischio la sessione sulla crisi in diretta tv di domani, pallino di Bersani). Si è scelta al coordinamento una piazza simbolica ma non enorme per non imbarcarsi in un´organizzazione gigante che avrebbe distratto il partito dalla campagna elettorale. Se per le associazione e il popolo Viola l´obiettivo è nell´ordine di milioni di partecipanti, quello del Pd è di centinaia di migliaia. Tantissimi o meno, al corteo non parteciperà Pier Ferdinando Casini. Che contesta il decreto ma è convinto che i toni di Di Pietro «siano funzionali a Berlusconi» e la piazza sia «un aiuto a al premier che, invece, deve essere chiamato a rispondere da una parte a questo atto di arroganza e dall´altro delle tante promesse mancate».

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