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"Il premier ora accetti il giudizio dal Pd non avrà scialuppe"

pubblicato il 15 novembre 2009 su La Repubblica

Anna Finocchiaro: diciamo no anche alla "terza via" proposta da Casini, niente scorciatoie  Adesso il Pdl ci accusa di aver fatto proposte peggiori delle loro Ma noi portavamo a sei anni i tempi per la sentenza di primo grado  CARMELO LOPAPA


ROMA - «Il presidente del Consiglio adesso vada a processo. Non possono esserci scialuppe di salvataggio, per lui. Non gliela costruiremo certo noi. Il Partito democratico si occupa di cose serie». Come la pensi sulla legge salva-premier è stato evidente quando ha lanciato il testo contro una parete di Palazzo Madama qualche giorno fa. Adesso il capogruppo Pd Anna Finocchiaro chiude le porte anche a soluzioni alternative al processo breve per garantire l´immunità a Silvio Berlusconi.
Il Pdl vi tende la mano. L´invito è a sostenete una legge costituzionale che ripristini il lodo Alfano. Che rispondete?
«Il lodo Alfano è stato bocciato dalla Consulta non solo perché fatto con legge ordinaria ma soprattutto perché violava l´articolo 3 della Costituzione, perché sviliva il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Discorso chiuso. In qualsiasi forma, il lodo resterebbe sempre incostituzionale».
E la seconda offerta? L´immunità parlamentare, prendere o lasciare.
«L´immunità è un istituto tipico delle democrazie liberali. Ma l´uso indiscriminato che se n´è fatto in Italia ha condotto alla sua abrogazione nei primi anni Novanta. Spiace, ma oggi non abbiamo alcuna garanzia che se ne faccia un uso più appropriato, secondo lo spirito dei costituenti».
Quindi è un no implicito anche alla "terza via" proposta da Casini?
«È un no esplicito, netto, chiaro. Per accelerare i tempi dei processi abbiamo avanzato decine di proposte. È stato tutto inutile, il problema non è in cima alle loro preoccupazioni. La bozza Violante, più volte esaminata e approvata da un ramo del Parlamento, sarebbe un buon punto di partenza. Facciamo le cose per bene, niente scorciatoie per consentire a qualcuno di fuggire dai suoi processi».
Eppure, il Pdl vi accusa di aver presentato nel 2006 un disegno di legge che prevedeva la medesima prescrizione dei processi in 6 anni. È così?
«Sono molto nervosi. Comprensibile. Non sanno di che parlano. Il ddl aumentava i tempi di prescrizione che la Cirielli abbatteva per favorire ancora una volta Berlusconi. E prevedeva che dalla notizia di reato alla sentenza di primo grado potessero trascorrere sei anni. Altri due per la sentenza d´appello e due per la Cassazione. Ancora, altri due per eventuale annullamento con rinvio della stessa Cassazione. Fanno dodici anni. Con possibilità di prolungamenti e sospensioni. Altro che sei anni».
Il Guardasigilli Alfano starebbe studiando correttivi al ddl sul processo breve. A quali condizioni accettereste?
«Al ministro della Giustizia abbiamo chiesto una valutazione dell´impatto sui procedimenti in corso, che i magistrati giudicano devastante. Mi sembra che non abbia risposto. Non a caso: è una bomba atomica su un sistema già fragile».
Ma Berlusconi è il più processato della storia, vi ricorda il Sandro Bondi. Seguite la solita via giudiziaria per sconfiggerlo?
«Avrei preferito mille volte un premier forte, ostile, ma che non avesse neanche un processo a carico. Ma la realtà è un´altra. E rispolverare sempre il valore della governabilità, del presidente che non può essere distratto da problemi giudiziari, è da sistema totalitario».
Di Pietro vi chiede di scendere in piazza il 5 dicembre con lui, la sinistra radicale, Grillo, i blogger per chiedere le dimissioni di Berlusconi. Ci sarete?
«Il più grande partito di opposizione alle manifestazioni non aderisce, le organizza. Su piattaforme magari condivise ma pensate prima. La manifestazione potrà essere l´occasione per una protesta popolare, collettiva, molto utile. Ma che non sortirà alcun risultato definitivo».

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