Lucia Matergi, candidata al Consiglio della Regione Toscana
Dati negativi emergono dagli scrutini del primo quadrimestre, a cominciare dalle valutazioni della condotta, cavallo di battaglia della Gelmini, convinta paladina del giro di vite che dovrebbe sanare il malcostume vigente nella scuola italiana, come retaggio di un sessantottismo duro a morire. Lasciamo perdere le considerazioni sull'insofferenza giovanile alle regole scolastiche, che non sembrano separabili dalla tendenza alla distrazione, all'informazione frettolosa e superficiale, al disprezzo per i tempi lunghi necessari allo studio: tutte abitudini molto televisive. Il vero problema è il forte aumento delle insufficienze ( 46000 casi, contro i 36000 dello scorso anno) nel resto delle materie. Che fare, oltre a registrare il disastro? Una politica scolastica appena avveduta progetterebbe strategie di recupero generalizzato trattandosi, visti i numeri, di una vera emergenza culturale. Inutile rimarcare, invece, la clamorosa controtendenza cui i tagli imposti alla scuola obbligano, a cominciare dalle supplenze che non si fanno, dai corsi di recupero che non saranno attivati. Restano le lezioni private, è vero, ma ad uso e consumo di chi può permettersele. Se poi ci mettiamo ad osservare la distribuzione delle insufficienze per aree geografiche, notiamo che i numeri più significativi sono concentrati al Sud. Un'altra prova, se ce ne fosse bisogno, che insieme ai voti sta crollando l'idea di scuola democratica, garante di inclusione e di promozione sociale. Altro che rigore.
Lucia Matergi